Il primo Statuto di Montale, il cui originale è conservato all’Archivio di Stato di Firenze, fu redatto nel 1403, all’indomani del passaggio della città sotto il dominio della Repubblica fiorentina. In esso, composto in lingua volgare, sono canonizzate norme delle più disparate – dalle regole sulla elezione del camarlingo e dei consiglieri del Comune fino alle pene pecuniarie che punivano il gioco o la bestemmia –, e si sancisce la definitiva capitolazione all’egemonia di Firenze.

Christus. Ad honore et reverentia dello omnipotente Idio e della sua madre Madonna sancta Maria sempre vergine, de’ beatissimi messer sancto Piero, messer sancto Paolo, messere sancto Giovanni Batista et de’ beati messere sancto lacopo et Senone avocati protettori e difensori del popolo et Comune del Montale; ad honore e reverentia di tutta la celestiale corte di paradiso et ancho ad honore et cetera del magnifico et excelso popolo e Comune di Firençe e de’ magnifici et excelsi signori signori priori dell’arti e gonfaloniere di giustitia, signori d’essa et exaltatione e mantenimento della sancta e captolica parte guelfa e pacie, concordia, riposo et acrescimento del Comune, huomini et persone del Montale. […]

1. Della elettione de’ consiglieri dello Comune e del loro officio
Imprima volendo a’ detti statuti dare debita e ragionevole forma allo governo del detto Comune, ordinarono che i consiglieri del detto Comune siano di numero di dodici; i quali siano montalesi habitanti et abiano habitati anni dieci continui e che facciano le fattioni e graveçe nel Comune del Montale; la quale elettione si faccia a politie nel consiglio del detto Comune congregato nella chiesa del Comune come usato, cioè infra dì quindici del mese di dicembre, de’ quali consiglieri duri il loro officio mesi sei e abbiano divieto uno anno dal fine del loro officio; e non possino essere insieme nel detto officio padre e fìgluolo, fratello overo consorte; e chi contro a cciò facesse, non vaglia et non tenga la elettione di lui fatta […].

6. Della pena di chi giucasse a gara
Item statuto è che niuna persona ardisca overo presuma in alcuno luogo del Comune del Montale giucare a gara con dadi, et se giuica sia condempnato per lo podestà in soldi venti per ciscuno che giucasse; et chi stesse a vedere sia condempnato nella metà per ciascuno e ciascuna volta che fossono trovati dallo podestà, notaio o altri officiali; et che i fanti dello podestà ne cerchino e chi non fosse trovato giucare non possa ne debba essere condempnato e chi volesse acusare quelli che giucassono, sia tenuto di dare uno testimone; et chi ritenesse giuco in casa, capanna overo niuno altro luogo secreto, possa e debba essere condempnato in lire cinque f.p. per ciascuna volta che fosse acusato; e ogni huomo ne possa essere accusatore.

9. De mugnai che debono sodare et tenere la stera giusta
Item statuto e ordinato è che il podestà del Montale overo suo notaio non permetta ad alcuno mugnaio del Comune del Montale portare a macinare alcuna generatione di biada, se prima i detti mugnaii non anno sodato con uno sofficiente mallevadore, il quale debba ricevere lo officiale del podestà per lo detto Comune del Montale di rendere la farina d’ogni persona del Comune del Montale infra tré dì; e che i detti mugnaii sieno tenuti avere stadera diritta e giusta et con essa pesare il biado; e chi contro a cciò facesse, sia condempnato per lo podestà, per ciascuna volta che i detti mugnaii non avessono la stadera come detto è disopra, in soldi cinque da essere messi a entrata al camarlingo del Comune del Montale; ancora se niuna persona del Comune dello Montale si lamentasse della farina che no’ lli fosse interamente renduta da detti mugnaii infra quindici dì, dal dì che l’avesse renduta, si deba stare al saramento di quello che avesse perduta la farina, e il detto mugnaio sia tenuto e deba, infra tré dì del comandamento a llui fatto, riducere e rendere la detta farina al signor d’essa; sia condempnato per lo podestà in soldi 10 per ciscuno e ciascuna volta.

28. Della pena di chi bestemiasse Idio o santi
Item statuto e ordinato ène che qualunque persona del detto Comune che bestemiasse Idio o santi suoi possa e deba essere condempnato di fatto in soldi 20 per ciascuno et ciascuna volta; et ancora che chiunque dicesse villanìa a niuna persona sia et essere deba condampnato in soldi cinque f.p. per ciascuno e ciascuna volta.

34. Del palio che ssi dee offerere a sancto Giovanni Batista di Firenze
Item statuto et ordinato è che ‘l Comune del Montale sia tenuto e deba offerere ogni anno uno palio nella festa dello beato messere sancto Giovanni Batista, capo guida e protettore del magnifico et excelso popolo et Comune di Firençe di stima di lire quindici; et che il detto Comune deba ogni anno fare uno sindico il quale deba fare che il palio si rapresenti tante volte quante fosse di bisogno dietro al palio di sancto Giovanni in quello modo che ssi observa per gli altri.

Ego Michael fìlius ser Bindi Cardi civis et notarius Florentinus de predictis rogatus scripsi.