“Or che ciascuna provincia d’Italia si mostra sollecita, per atto fraternamente amorevole, di mettere in comune con le altre ciò che a casa sua ha di più e più nobile, mi è parso che non debba tornar altrui mal accetto, se io, dopo aver fatto ricca mèsse della più gentil derrata che sia qua da noi, de’ fiori io diceva della parlata nostra dell’uso, n’empio un bel canestro, ed accomandatolo alla Toseana la prego di farne un presente all’altre sorelle sue […]”. Con queste divertite parole, il linguista Pietro Fanfani (1815-1879) introduceva il suo corposo Vocabolario dell’uso toscano (1863), pietra miliare per comprendere il pensiero di uno dei più appassionati e prolifici studiosi della lingua italiana attivi nel XIX secolo. Secondo il Dizionario Biografico degli Italiani, Fanfani nacque a Montale, figlio degli agiati fattori Francesco e Clementina Signorini; difensore delle tradizioni e della purezza linguistica, in aperto contrasto con le vedute manzoniane, scorse nella filologia e nell’indagine sulla lingua una delle strade percorribili per raggiungere l’unità d’Italia. Lavorò come bibliotecario alla Marucelliana di Firenze, e fu insieme autore di importanti edizioni commentate di classici come il Decameron boccaccesco, le poesie di Giuseppe Giusti, le Istorie del Machiavelli. Assolutamente consigliata una lettura del succitato Vocabolario – le cui pagine furono occasione, tra l’altro, per una gustosissima riconciliazione pubblica tra l’autore e l’abate Giuseppe Tigri, fino a quel momento oggetto di ripetute stoccate da parte del linguista in ragione di presunte calunnie portate avanti ai suoi danni –, oggi facilmente reperibile in rete e nelle biblioteche della regione: in esso si possono rintracciare, diluite in un lessico desueto fatto di parole come “brìndolo”, “ascherezza” o “boccàgnola”, le radici delle inflessioni montalesi di oggi. Lo strumento del vocabolario, più volte frequentato da Fanfani nel corso della vita, fu per lui tra i mezzi più efficaci per la diffusione di una “buona lingua” che muovesse a partire dalle regole e dalle cadenze del dialetto toscano.