Tra le ricette tradizionali era la trippa lessa, che si cucinava solitamente al sabato e alla domenica dopo che il macellaio aveva lavato le interiora nell’acqua corrente del fiume. Il giorno dopo, gli avanzi venivano recuperati, cotti in umido e uniti a pane bagnato per comporre il carcerato, un piatto povero tipico del pistoiese che veniva servito come una specie di zuppa e che consentiva di non lasciare che niente andasse sprecato. La trippa alla fiorentina veniva cotta per ore sul fuoco a carbone e preparata per essere consumata il giorno successivo; con il sangue che veniva recuperato durante la preparazione venivano fatti i migliacci. Nei boschi e sulle colline circostanti erano attivi poi numerosi cacciatori di selvaggina, che se riuscivano a fare buona caccia tornavano in paese carichi di lepri, fagiani, tordi e altri uccelli. La lepre veniva disossata e cucinata come farcitura per una pasta ripiena, simile ai cannelloni. I piatti di tutti i giorni erano a base di polenta, o erano zuppe di pane, ribollite, carne bollita accompagnata da patate; quando ce lo si poteva permettere non era inconsueto preparare l’ottima bistecca alla fiorentina, piatto principe sulla tavola toscana. Usanza dei contadini del territorio, per festeggiare la fine della vendemmia, era di mangiare l’anatra, il baccalà e il tipico “sedano e ciccia”, con il vegetale utilizzato a mo’ di contorno di un piatto di carne, ricordato ancora oggi dagli abitanti di Tobbiana in occasione della festa che si svolge annualmente nel mese di ottobre, tanto apprezzato da suggerire anche il curioso modo di dire “festa massiccia, sedano e ciccia…”.